
Sabato 17 settembre 2011 a Roma le Associazioni “Socialismo 2000” e “Lavoro e Solidarietà” si sono riunite in un’Assemblea Nazionale per intraprendere un percorso orientato alla costruzione in Italia di un “Partito del Lavoro”. Questo progetto non rappresenta una particolare novità, basta ricordare che in occasione del Direttivo Nazionale della CGIL del 30.05.2001, fu proprio l’allora segretario generale, Sergio Cofferati a riproporre lo stesso tema, richiamandosi
storicamente, alla discussione che si era aperta tra la CGL e i socialisti già agli inizi del ‘900. A fronte della crisi che in quel momento attraversava la sinistra nel nostro paese, Sergio Cofferati poneva l’accento sulla necessità di ripensare l’autonomia del sindacato rispetto l’assetto politico che era stato determinato dal sistema elettorale maggioritario - bipolare.
Questo suo intervento non era del tutto casuale, ma bensì calcolato e fatto non a caso poco tempo prima di due importanti Congressi nazionali, che per molti aspetti si intrecciavano fra loro: quello dei DS divenuto poi PD tenuto nell’ottobre 2001 e quello della CGIL che è stato tenuto nel febbraio 2002. In quel momento, molte erano le contraddizioni in seno alla CGIL e vi era la necessità di trovare una via d’uscita alle fallimentari politiche concertative degli accordi tra sindacati-governo-confindustria fatti dal 1991 al 1993.
Nei DS ormai la sinistra era in via d’estinzione definitivamente e le contraddizioni si approfondivano anche tra lo stesso Cofferati e D’Alema sulla futura segreteria del “nuovo” partito. Nel Congresso del 2001 dei DS vennero presentate tre mozioni di cui la prima era il cosiddetto “correntone” ed era sostenuta da Giovanni Berlinguer, Sergio Cofferati, Cesare Salvi, Fabio Mussi, Achille Occhetto e da altri esponenti.
Questa mozione tentava, ma senza riuscirci di dare una sterzata vagamente di “sinistra” al partito. Poi la seconda mozione che era per una sostanziale continuità riformista capeggiata da Massimo D'Alema, Piero Fassino, Luciano Violante, Pierluigi Bersani, Valdo spini e naturalmente l’immancabile amendoliano capo ideologico della destra del PCI: Giorgio Napolitano e da altri ancora.
La terza mozione rappresentava l'ala, apertamente neo-liberale, sostenuta da Enrico Morando. La mozione di D’Alema e Fassino vinse con il 61,8%, contro, il 34,1% raccolto dalla mozione Berlinguer e Cofferati. Messo in minoranza, Cofferati il 12.07.2002 a Bologna, alla Festa nazionale della Sinistra Giovanile, tenta di spiegare la sua marcia indietro sul progetto del “Partito del Lavoro” dicendo: «Vorrei un grande Ulivo non un nuovo partito» e che l'idea di un partito del lavoro venne ai fondatori della Cgil nel 1906, anno di nascita del sindacato e di grandi speranze del socialismo. Cofferati dichiarava che gli stessi fondatori della CGIL: «… arrivarono a concludere che non era il caso. Il sindacato deve fare il sindacato, il partito deve fare il partito.
Per quello che mi riguarda, questa discussione si è chiusa nel 1906. In nessuno dei compagni e delle compagne della Cgil, tantomeno in chi parla, vi è mai stata l'idea di fondare un nuovo partito». In questo modo, egli lasciava “campo libero” alla combriccola D’Alema, Fassino, Bersani, ecc… e del cosiddetto progetto “Partito del lavoro” si persero le tracce! Come possiamo notare, tutti i tentativi per la costituzione di un “Partito del Lavoro”, dal 1906 fino ad oggi non hanno avuto successo in Italia.
La storia c’insegna che la nascita del PCd’I nel 1921, spazzava via tutte le velleità massimaliste e le operazioni riformiste intorno a certe stravaganti teorie. Tutte le ipotesi non di classe venivano ampiamente sostituite, dalla nascita del partito Comunista e non da un generico “Partito del Lavoro”. Ma come abbiamo visto, anche nel 2002 in una condizione molto diversa e in assenza di un PCI che era stato distrutto diversi anni prima, anche con il contributo di Sergio Cofferati, l’idea del “Partito del lavoro” svaniva poco alla volta.
Oggi, c’è chi legittimamente vuol riprovarci, perché democrazia vuole, che ognuno sia libero di scegliere, aderire o partecipare alla costituzione del soggetto politico che ritiene più opportuno. Ma una domanda è d’obbligo: se Cofferati che in quel momento era il Segretario Nazionale del più grande sindacato di massa del nostro paese con oltre 5 milioni di iscritti e dopo aver mobilitato nella manifestazione del 23 marzo 2001 a Roma organizzata dalla CGIL in difesa dell’art.18 ben tre milioni di lavoratori, non è riuscito a mettere in piedi il progetto del “Partito del Lavoro” – in che modo riusciranno a mettere in piedi lo stesso obiettivo, i promotori dell’assemblea del 17.11.2011 ??? Tra l’altro, iniziare un documento politico su delle “non verità”, non promette nulla di buono.
Nel punto 2 del documento politico che è pubblicato nei siti delle Associazioni “Socialismo 2000” e di “Lavoro e Solidarietà”, si legge: ”Nessun soggetto politico assume oggi in Italia di voler dare rappresentanza politica al mondo del lavoro.” La serietà politica imporrebbe la necessità almeno documentarsi, prima di fare certe affermazioni.
Nel documento nazionale che ha iniziato il “movimento per il partito del lavoro”, oltre a non menzionare il Congresso del PRC, non viene fatto alcun accenno neppure a quello del PdCI che ha deciso di avviare un processo di “Ricostruzione del Partito Comunista”.
Nei documenti congressuali del PdCI è centrale la necessità strategica della ricomposizione e della ricostruzione della rappresentanza politica di classe dei lavoratori che è stata scritta e ripresa in diverse parti del documento. Nel punto 3 del loro documento politico per la fondazione del “Partito del Lavoro”, si legge che il progetto nasce per il fatto che: “Senza una rappresentanza politica del mondo del lavoro, la democrazia politica si indebolisce, anzi, si svuota. Per questo riteniamo che coloro che si richiamano alle tradizioni del movimento comunista, del socialismo democratico e del sindacalismo di classe sono oggi chiamati all’impegno di rifondare una rappresentanza politica dei lavoratori.” Le prime osservazioni che riteniamo dover fare sono: Sembra di sentire risuonare le vecchie teorie del “socialismo dal volto umano” di nenniana memoria.
I marxisti, ma anche i lavoratori che sono legati ai rapporti di produzione capitalistici, sanno bene che non esiste in astratto un “socialismo democratico” e un “socialismo non democratico”, in quanto il socialismo è di per sé umano e democratico per il semplice fatto che rappresenta il più alto livello di democrazia che è materializzata proprio nella democrazia operaia. La lotta di classe è una lotta tra una classe dominante e una dominata e in una società socialista la classe dominante è soltanto una: la classe lavoratrice e non può essere altrimenti. (forse occorrerebbe rileggersi Marx, Lenin, Gramsci). Il mondo del lavoro è un concetto decisamente astratto e sotto il profilo teorico è un’affermazione vaga e molto generica, che non si identifica automaticamente con la classe operaia e lavoratrice.
Il “mondo del lavoro” è formato da diverse componenti tra cui anche quella degli stessi Industriali. In realtà la terminologia “mondo del lavoro” è un concetto interclassista, di stampo liberale, tra l’altro tale affermazione, viene molto spesso usata, anche dalla stessa presidente della Confindustria: Emma Marcegaglia. Quindi, con tutta franchezza, di quale rappresentanza si sta parlando? +Non è sufficiente per un soggetto politico dichiarare che è necessario rifondare una rappresentanza politica dei lavoratori. L’ABC del marxismo insegna che devono essere i lavoratori più coscienti a rappresentare la propria classe in un partito che organicamente gli appartiene. Un soggetto politico di classe in cui si avvia un processo di unità tra comunisti, socialisti democratici insieme al sindacalismo di classe, non sarebbe più un partito politico della classe lavoratrice; ma, una “Federazione di vari soggetti di sinistra unificati su alcuni obiettivi comuni” sul modello della “Die Linke” tedesca, ovvero un piccolo partito socialdemocratico e non comunista.
Inoltre sarebbe necessario chiarire che cosa s’intende per “sindacalismo di classe”, che non è esattamente la stessa cosa di voler costruire un “sindacato di classe”. Abbiamo l’impressione che non vengono tenute in seria considerazione la storia e le prospettive del socialismo e del comunismo. Se l’esperienza storica viene a mancare in un organizzazione che fa riferimento alla classe lavoratrice, la contraddizione capitale-lavoro non troverà mai una soluzione e rimarrà confinata nel sistema capitalistico contro il quale non è sufficiente dichiararsi antagonisti, anticapitalisti, pacifisti, femministi, ambientalisti, ecc…
A questo punto la domanda è: si vuole costruire un soggetto politico che esprime rappresentanza di classe dei lavoratori o forse qualcuno pensa ancora di costruire un’organizzazione politica, sulla base delle peculiari esigenze di alcuni gruppi dirigenti? Abbiamo la sensazione di trovarci di fronte all’ennesima versione del trasformismo politico all’italiana, ignobile costume che da destra a sinistra (certa sinistra!), tanto ha segnato la storia questo paese. Il dato più importante, che emerge da quella assemblea costituente, è quello che il progetto del “Partito del Lavoro” nasce, non a caso, in un momento politico particolare; quasi coincidente all’accordo di CGIL-CISLUIL con la Confindustria sui temi del contratto nazionale di lavoro e sulle relative deroghe, a cui l’area “Lavoro e Società” ha dato il suo pieno appoggio alla maggioranza riformista della CGIL. Quest’ultimo, in totale contrasto con l’area “la CGIL che vogliamo”, espressione di riferimento, della Sinistra Cgil.
Dopo tale accordo, la crisi di quest’area ha raggiunto una profondità tale che ha prodotto al suo interno grandi lacerazioni e defezioni, con conseguenti prese di distanza di molte RSU e di diversi dirigenti sindacali. Non trovando più alcuna sponda politica, sul fallimento delle proprie politiche sindacali fatte in contrasto con la FIOM e con “La CGIL che vogliamo”, questo gruppo ha deciso di costituire un “nuovo soggetto politico” a partire dall’Associazione “Lavoro e Solidarietà” coordinata dallo stesso fondatore dell’Area sindacale “Lavoro e Società”, attuale dirigente nazionale della CGIL e non è assolutamente casuale, che il simbolo di questo nuovo “Partito del lavoro” sia un quadrato rosso, esattamente identico a quello della CGIL. Semplicemente, gli estensori di questo articolo credono, che tutti i compagni dovrebbero impegnarsi attorno ad unico progetto, quello finalizzato alla ricostruzione dell’unità e dell’autonomia della classe operaia e dei comunisti.
Anche il “servo sciocco” per antonomasia, ha ben chiaro, che oggi la lotta di classe nei nostri confronti è parte integrante del disegno politico del capitale e dei suoi accoliti.
Quindi, deve essere altrettanto ben chiaro a tutti, che chi non si ponesse nell’ottica di un tale obiettivo, ha in mente altro, che probabilmente ha poco da spartire, con la classe lavoratrice.
Gramsci ci insegna che il massimalismo non è altro che l’altra faccia del riformismo e della socialdemocrazia ed entrambe queste due facce fanno parte di una stessa medaglia che è sempre stata funzionale al sistema capitalistico. Tra le due facce di questa stessa medaglia ci possono essere delle sfumature diverse; ma, non altro! Marx, Engels, Lenin e Gramsci ci hanno insegnato parecchie cose sulla costruzione del partito politico di classe, sulla costruzione dell’unità e dell’autonomia della classe operaia, sulla lotta di classe per il superamento del capitalismo……...sembra che tutti i loro insegnamenti, siano serviti a ben poco!
N.b. gli estensori di questo testo, dedicano il proprio lavoro, alle lavoratrici ed ai lavoratori di Termini Imerese, donne e uomini che con dignità e responsabilità, hanno combattuto per l’identità della propria condizione sociale, contro chi per egoismo e per fare ancora più profitto, nell’assenza più totale della politica, di fatto ha cancellato tutto questo! Gli hanno strappato il lavoro, ma tutti insieme dobbiamo impedire che gli strappino il futuro!
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Piazza Liberazione.it ringrazia gli autori
l'articolo è di proprietà di Rolando Giai-Levra e Fabio Libretti componenti della redazione di Piazza Liberazione.it
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