Non riteniamo opportuno ribadire anche in questa sede, l'assoluto giudizio negativo, che contraddistingue nel metodo e nel merito, l'ultimo accordo firmato in ordine di tempo dalla Camusso con il pieno appoggio di una certa parte della sinistra sindacale che per un piatto di lenticchie si è totalmente appiattita alla volontà del gruppo dirigente riformista della CGIL.
Anzi a questo proposito, possiamo tranquillamente affermare che resta ancora un’incognita il perchè si sia giunti a tale firma.
Apparentemente, anche in casa della maggioranza Cgil, il giorno prima della firma, si dava per scontato l'ennesimo atto, l'ennesimo accordo separato tra sindacati, improvvisamente da stampa e televisioni ecco la lieta novella, commentatori tutti proni nel congratularsi, con la segretaria CGIL, per aver scelto la via del non isolamento del più grande sindacato italiano.
Non c'interessa l'atteggiamento di singoli pennivendoli o di mezzibusti televisivi di parte, quello che c'interessa, soprattutto da iscritti a quel sindacato capire quel che ci è successo.
Senza alcun tipo d'informazione, senza alcun tipo di consultazione, perchè la CGIL d'Epifani con un atto estremamente democratico (“democratico”?) all'ultimo congresso, dichiara che la materia in fatto di decisione agli accordi interconfederali, non compete più alle categorie, ma soltanto all'apparato dei burocrati CGIL (forse al solo segretario!), eccoci giunti alla fatidica stretta di mano tra lor signori e la responsabile di Confindustria.
Pare che la storia si ripete e a distanza di 90 anni risuonano tutta la loro attualità le parole di Gramsci sul Congresso della CGL del 26 febbraio 1921: “[…] L’unica preoccupazione della maggioranza del congresso è stata quella di salvaguardare e garantire la posizione e il potere politico degli attuali dirigenti sindacali, di salvaguardare e garantire la posizione e il potere (potere impotente) del Partito socialista. […] Questi uomini non vivono piú per la lotta delle classi, non sentono piú le stesse passioni, gli stessi desideri, le stesse speranze delle masse : tra loro e le masse si è scavato un incolmabile abisso, l’unico contatto tra loro e le masse è il registro dei conti o lo schedario dei soci.” - (“Funzionarismo”, non firmato, “L’Ordine Nuovo”, 4 marzo 1921) La riformista Susanna Camusso Segretaria nazionale della CGIL, improvvisamente “folgorata sulla via di Damasco” e molto lesta al “richiamo della foresta”, insieme a Bonanni e Angeletti si pronano ai desideri confindustriali, senza preoccuparsi che questo suo grave gesto ha umiliato e calpestato la dignità di oltre 5,5milioni di iscritti alla CGIL e di tutti i lavoratori italiani. Ma la Camusso per paura di essere sconfitta da un risultato prevedibilmente sgradito su un’accordo capestro come quello che ha firmato, va ben oltre e in tutta fretta sollecita la Commissione di garanzia affinché "Il voto eventualmente espresso da non iscritti o da lavoratori iscritti ad altre Organizzazioni non potrà in nessun modo essere preso in considerazione […] L’invito è a dare puntuale attuazione alle modalità di consultazione definite dal Comitato direttivo nazionale della CGIL affinché tutti i voti delle iscritte e degli iscritti siano considerati e concorrano ad approvare l’Accordo”. (tratto dall’articolo di Luca Telese, “Strategie da Camusso - Non valgono i voti dei lavoratori non iscritti” pubblicato su “il Fatto Quotidiano” del 26.07.2011).
In barba alla democrazia interna del sindacato e al rapporto con i lavoratori, praticamente, la Camusso non esita ad indicare alla Commissione di garanzia della CGIL di “invitare” ad illustrare “democraticamente” una sola posizione in CGIL. Quale? Soltanto la sua!
In questo modo la Segretaria della CGIL ha apertamente manifestato la su definitiva e chiara volontà di voler seguire le orme corporative del modello CISL che insieme alla UIL e i padroni hanno sempre deciso tutto sulla testa dei lavoratori per negare qualsiasi altra possibilità di avere una relazione sindacale democratica alternativa e coerente in questo paese.
Orbene a tal proposito, forse è il caso di comprendere che la CGIL non può andare molto lontano, in assenza di una strategia consona alla situazione del paese (per essere ancora più chiari), procede a grandi passi la cislizzazione della Confederazione Generale Italiana del Lavoro e nei confronti della quale è necessario la massima mobilitazione degli iscritti in difesa dell’identità storica della piú grande organizzazione sindacale di massa del nostro paese. Senza correre il rischio di affermare ovvietà è bene comprendere che molta parte di questo infausto progetto esce da delle stanze, che nulla hanno di sindacale, ma molto di politico! Non è possibile che le politiche del lavoro della CGIL, siano appaltate al gruppo teocon piddista. che si richiama ai cenacoli dei professori Ichino, Treu, e Damiano ed altri.....
Siamo in presenza di una Confederazione, che tranquillamente by-passa gli aspetti di democrazia, rappresentatività e instaura una politica, una procedura che ci ricorda moltissimo il sindacato “cinghia di trasmissione”. Spesso ci si ricorda che in altri tempi tale affermazione, non ha mai avuto un senso di notevole negatività come oggi, l'essere cinghia di trasmissione di partiti della classe operaia era sinonimo di avanzata democratica, sociale, culturale di quella classe, oggi di cosa stiamo parlando, purtroppo di un partito che onestamente ricorda sempre di più una liberal democrazia! Infatti, il rapporto tra il partito politico e il sindacato è stato combattuto per lungo tempo, dalla CISL, dalla UIL e dalla parte socialdemocratica del gruppo dirigente della CGIL all’insegna di una falsa e ipocrita “autonomia sindacale”.
Questa battaglia veniva portata avanti, guarda caso, quando c’era il PCI che con le sue politiche del lavoro, influenzava in modo positivo e significativo la CGIL per difendere coerentemente gli interessi di classe dei lavoratori. Oggi, in assenza del PCI e quindi in mancanza del ruolo che devono svolgere i comunisti all’interno del sindacato, la tanto disprezzata cinghia di trasmissione esiste e funziona perfettamente ancor più di prima; ma è rigorosamente controllata e manovrata dal riformismo piddista che egemonizza e domina in CGIL che ha firmato l’ultimo accordo e che ha piegato i lavoratori alla volontà dei padroni. Una parte della sinistra cappeggiata da “grandi e lungimiranti strateghi” preoccupata principalmente di coltivare il proprio orticello dentro il sindacato non si è resa conto che si è fatta travolgere da questi meccanismi burocratici dai quali ben
difficilmente potrà uscirne viva.
I commentatori politici, i pennivendoli, i mezzibusti prezzolati ora si chiedono: ”ma la Fiom si adeguerà al fatto che il contratto nazionale, può essere modificato da quello aziendale?, come prevede l'accordo del 28 di giugno”......
Bene la loro risposta (corriere economia del 18/07, Milano finanza in pari data) stà tutta nella speranza che la categoria dei metalmeccanici sia commissariata a settembre e magari guidata, da esponente sindacale di area neocon, come ricordato precedentemente.
Oppure nella speranza, caldeggiata, anche da qualche sindacalista di vertice, di quelle organizzazioni sindacali, sicuramente prone ai richiami del signor Marchionne, che auspicano l'uscita dalla CGIL, (ma anche dalla FIOM) di quelle frange di “testecalde e di senzadio” che (Continua da pagina 3) ostacolano i futuri successi industriali, del bel paese.
Non sappiamo, se lor signori avranno ragione, se settembre sarà il mese delle “rese dei conti” o di altro, da semplici militanti della CGIL auspichiamo, che ogni discussione sia finalizzata agli interessi delle lavoratrici e dei lavoratori italiani.
La Federazione Italiana Operai Metallurgici nasce a Livorno il 16 giugno 1901 e continua a rappresentare la punta più avanzata delle lotte per le conquiste dei lavoratori. Storicamente la FIOM è parte costituente e fondamentale della CGIL nata il 1° ottobre 1906. Senza la FIOM la CGIL perderebbe una categoria che ha fatto la storia del movimento operaio italiano e perderebbe le sue stesse connotazioni di classe ereditate dall’esperienza storica delle lotte del proletariato italiano.
L’indignazione cresce e la voce si solleva sempre di più tra gli iscritti, i delegati e le RSU i quali non possono più restare inascoltati ed essere messi in disparte; ma, devono liberarsi una volta per tutte dai vincoli burocratici imposti dai vertici sindacali e da quel pressante funzionarismo sindacale riformista sempre più presente e servile nei confronti degli industriali. È necessario riprendere nelle proprie mani la battaglia dell’autonomia della propria classe per trasformare gli attuali organismi sindacali aziendali in strutture di base liberamente espresse e controllate direttamente dai lavoratori, con le quali aprire una profonda battaglia culturale e politica per far fare un salto di qualità alla democrazia interna alla CGIL e senza alcuna esitazione imprimere un indirizzo coerente nella difesa degli interessi della classe lavoratrice.
Non siamo interessati, ai giochi di potere, alle manovre politiche, alla difesa degli scranni, di posti e posticini, la situazione del paese è disastrosa e per questa ragione, facciamo si che non siano i "soliti noti" nel pagare i danni, di vecchie e nuove contumelie politiche. La CGIL scenda in campo, oppure se l'attuale maggioranza contrariamente abdicherà ai propri compiti, facendosi distrarre da altro, a quel punto siano “La Cgil che vogliamo” ed i Comunisti ad operare scelte, finalizzate storicamente,
per un sindacato di classe.
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* Membro del Comitato Direttivo Fiom/CGIL di Milano
** Rolando Giai-Levra e Fabio Libretti - redazione piazzaliberazione.it
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