"Succede che mi stanco dei miei piedi e delle mie unghie, e dei miei capelli e della mia ombra. Succede che mi stanco di essere uomo."
Pablo Neruda
Succede che un giorno, un giorno qualunque, nella testa la rappresentazione di una anonima toilette, come unico spettatore un water presumibilmente bianco, intorno un silenzioso nulla ovattato di vita, un insopportabile odore di disinfettante, una finestra di un ospedale monocolore.
Succede che si chiuda così il ciclo terrreno di Mario Monicelli con un informe volo da uccello morto, oltrepassando la finestra.
Succede che si chiuda con un gesto ultimo la voglia di libertà, di vivere e morire da uomo libero.
Succede che termini così la sua guerra infinita contro un qualsiasi dio di quella oscura periferia d'impero putrescente governato dal capitalismo corruttore.
Non è stato un uomo comune, disincantato della realtà che lo circondava, scarno e al tempo stesso sanguigno, un fabbricatore di sogni, un regista nei cui film gli italiani guardavano e metabolizzavano con occhi avidi e grasse risate le loro bassezze morali, le miserie di morti di fame sempre in lotta per dei tozzi di pane nero, l'orgoglio degli ultimi prossimi alla redenzione umana, le squallide vicende borghesi, il potere sopraffattore, lo stato prepotente: forte coi deboli e debole coi forti.
Mario Monicelli è morto. Ai giovani lascia il suo antidoto alla disperazione: "Viva voi, viva la vostra forza, viva la classe operaia, viva il lavoro. Dobbiamo costruire una Repubblica in cui ci sia giustizia, uguaglianza, e diritto al lavoro, che sono cose diverse dalla libertà".
A tutti lascia il ricordo di film che hanno segnato un'epoca: Guardie e ladri (1951), Un eroe dei nostri tempi (1955), Totò e Carolina (1955), I soliti ignoti (1958), La grande guerra (1959), I compagni (1963), L'armata Brancaleone (1966), La ragazza con la pistola (1968), Un borghese piccolo piccolo (1977), Il marchese del Grillo (1981), Speriamo che sia femmina (1986), Le rose del deserto (2006) e tanti altri...
“La vita non è sempre degna di essere vissuta; se smette di essere vera e dignitosa non ne vale la pena”
Mario Monicelli
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