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30 luglio 2009
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Il governo Berlusconi è proprio il governo del “rigore” e
dei “traguardi riformisti”, come sostiene il quotidiano di
Confindustria, il Sole24ore, in un fondo non firmato e,
quindi, opera dell’ineffabile direttore Gianni Riotta. Il
governo è tanto determinato nella pratica del rigore che si
è impegnato nel rimpatrio dei capitali dai paradisi fiscali.
I novelli figliuoli prodighi della finanza verranno tassati
con una penale pari ad una aliquota del 5% ed in cambio
potranno disporre dei capitali che nel frattempo hanno ben
fruttato all’estero e, nello stesso tempo, essere protetti
dagli accertamenti futuri del Fisco. Inoltre, l’aliquota non
verrà, a quanto pare, applicata al capitale né ai rendimenti
reali, bensì ai rendimenti medi.
Chi con pervicacia continua a criticare il provvedimento
evidentemente non capisce che lo scudo è per il bene
dell’Italia e fa bene Marini, ex segretario generale Cisl e
ora padre nobile del Pd, a rammentare agli scettici del suo
partito che “ben vengano 3 o 4 miliardi di tasse in più, è
sbagliato dire solo no”. D’ora in avanti, visto l’acume
dimostrato, il vecchio “lupo marsicano”, come è
soprannominato dai suoi amici, dovrà essere più
appropriatamente chiamato la “volpe marsicana”. Del resto,
lo stesso Tremonti ha dovuto scendere a patti con se
medesimo, dato che, prima dell’ennesima avventura
ministeriale e dopo l’esperienza dei due scudi fiscali del
2001-2003, aveva solennemente promesso “niente più condoni”.
Tra i dubbiosi è ancora da annoverare il governatore della
Banca d’Italia, Draghi, che, evidentemente poco baciato
dall’amor di patria, ha rammentato come all’estero, a
differenza che in Italia, lo scudo fiscale non garantisce
l’anonimato e l’aliquota applicata è più alta. Infatti, in
Germania questa è stata del 25%. Malgrado tali riserve,
anche Draghi è convinto che il provvedimento non faciliterà
il rientro di capitali illegali o di “incerta” origine. Del
resto, a scongiurare il pericolo si erge la vigilanza dei
dottori commercialisti che, come noto, sono usi anteporre il
bene dello Stato a quello dei propri clienti.
In realtà, se fuoriusciamo dalla propaganda
governativo-confindustriale non ci vuole molto a capire che
lo scudo fiscale è l’ennesimo condono che santifica lo sport
nazionale, che non è il calcio ma ignorare le regole. Il
Tremonti-ter è l’ennesimo provvedimento di un partito quale
il Pdl, che si conferma ancora una volta come il partito
dell’evasione fiscale. E, badate bene, non dell’evasione del
piccolo artigiano o commerciante che fa il furbo e punta a
sopravvivere (e che molto probabilmente i paradisi fiscali
li vede solo in cartolina), ma dell’evasione del medio e
grande capitale.
Non a caso, il plauso all’azione del governo viene proprio
da Confindustria, ben contenta di coniugare la detassazione
del 3% sull’aumento di capitale e soprattutto la
detassazione del 50% sull’investimento in nuovi macchinari
con il recupero dei capitali tenuti all’estero.
Provvedimenti che stanno tutti nel “decreto legge anticrisi”
e che sono tagliati su misura per gli obiettivi della grande
impresa: dare avvio ad un nuovo ciclo di ristrutturazione
delle aziende con conseguente espulsione di manodopera.
Ecco qui che, come d’incanto, la rogna della crisi viene
trasformata in una preziosa occasione di nuova
concentrazione della ricchezza. Intanto, per recuperare 3 o
4 miliardi su cinque anni di imposizione (questo il guadagno
ipotizzato per lo Stato), si legittima di fatto la pratica
dell’evasione fiscale, che nel nostro paese ammonta a 100
miliardi annui (il 7% del Pil), e che, se venisse
recuperata, ridurrebbe a zero il deficit statale annuo,
garantendo in sovrappiù un attivo che permetterebbe il
potenziamento di sanità, istruzione, e infrastrutture.
Ma tali limiti del governo, come ci ricorda il Sole24ore,
sono nulla di fronte ai passi fatti “nella linea del
riformismo nordeuropeo studiato da Giulio Tremonti e
Maurizio Sacconi”, (a quanto pare meno nord europei nel far
pagare le tasse ai ricchi). I due studiosi, infatti, stanno
non solo portando a regime i nuovi “scalini” per l’età di
pensionamento di anzianità ed il nuovo sistema di calcolo
dei coefficienti, ma ci stanno conducendo anche ad un altro
“traguardo riformista”, l’innalzamento dell’età pensionabile
delle donne. Tale segnale di rigore, continua il Sole24ore,
permetterà di tenere sotto controllo la spesa statale e,
così facendo, il debito pubblico, consentendo in autunno di
vendere meglio i Bot tricolori (e raggranellare altri fondi
da elargire alle imprese). Inoltre, oggi Brunetta può
mostrarsi “rigoroso” e aumentare l’età pensionabile delle
donne che lavorano nel pubblico, tanto sono “fannullone”, e
aprire così la strada all’aumento dell’età pensionabile per
tutte le donne lavoratrici.
Al proposito, andrebbe ricordato quanto scoperto dal
professor Gallino dell’Università di Torino, e cioè che la
spesa pensionistica appare alta solo perché si caricano
sulle spalle dell’Inps spese improprie (assistenziali) che
nulla hanno a che fare con le pensioni e soprattutto che, se
il debito pubblico è alto, è perché c’è l’evasione fiscale.
Ma che importa, tanto c’è chi le tasse non può fare altro
che pagarle e, difatti, il governo Berlusconi si è guardato
bene dal ridurre le aliquote fiscali ai lavoratori
dipendenti. Contro la crisi il governo Pdl-Lega applica due
pesi e due misure: lo scudo per le grandi imprese e i ricchi
e le mazzate per i lavoratori, i pensionati e i disoccupati.
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tratto da:
http://www.resistenze.org
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