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Da diversi anni le
lavoratrici e i lavoratori sperimentano sulla propria pelle un
continuo peggioramento delle proprie condizioni di vita e di
lavoro che è determinato dalla massiccia offensiva del
capitale attraverso i tagli dei salari, dell’occupazione, con
il prolungamento della giornata lavorativa e con la negazione
dei diritti nei luoghi di lavoro e di produzione. Al contrario
la situazione generale è eccellente, appunto, per i padroni
che vedono crescere i loro profitti quanto più si intensifica
lo sfruttamento della forza-lavoro nelle aziende. Dall’inizio
dell’anno ci sono stati circa un milione di posti di lavoro in
meno e con il benestare dei Governi le imprese continuano ad
usufruire degli ammortizzatori sociali per smantellare e
chiudere le realtà lavorative e produttive del Paese. Gli
Industriali Italiani sfruttano l’assistenzialismo del Governo
senza dare in cambio alcun progetto o investimento per
salvaguardare i posti di lavoro, dimostrando così la loro
natura becera, strozzina e stracciona. Questa è l’Italia
“civile e democratica fondata sul lavoro” prevista
dall’articolo 1 della nostra Costituzione? No, questa è
soltanto un’Italia in cui i lavoratori continuano ad essere
gli unici soggetti a pagare il conto delle ristrutturazioni
delle imprese, mentre i padroni trasferiscono altrove le
produzioni nei paesi a bassissimo costo del lavoro, nonostante
il salario medio italiano è quasi il più basso d’Europa.
Non è più tempo di
limitarsi a guardare gli avvenimenti, è necessario schierarsi:
o con i lavoratori o contro i lavoratori! Non c’è più spazio
per le politiche fallimentari della concertazione. Anche nel
movimento sindacale c’è chi da una parte ha accettato di
gestire la crisi stando in poltrona nelle stanze istituzionali
per co-gesttire le gravi conseguenze della crisi
capitalistica. E c’è chi come la Fiom, una parte della CGIL e
una parte del sindacalismo di base che invece intendono
matenere fede al proprio ruolo in difesa degli interessi dei
lavoratori. Noi stiamo da questa parte!
La vera forza oggi
del padronato è determinata dal fatto che non c’è più una vera
controparte di classe ben organizzata sindacalmente e
politicamente in grado di confrontarsi a fondo per decidere
una coerente lotta verso un alternativa sociale in cui siano i
lavoratori i padroni del proprio destino! La stagione
fallimentare della concertazione continua a dimostrare che
mentre i lavoratori difendono il lavoro e la produzione, il
padronato continua a rispondere con delocalizzazioni,
trasferimenti di produzioni, precariato e alcun investimento
nella ricerca, sempre con l’avallo di governi compiacenti che
hanno regalato fiumi di denaro pubblico alla Confindustria.
In questo quadro
anche la grave situazione della ESAB di Mesero rappresenta un
esempio vergognoso della politica che c’è ancora in Italia. I
lavoratori della ESAB stanno dimostrando con i loro sacrifici
e la loro lotta di essere i primi e più coerenti difensori
dell’Azienda in cui lavorano e della loro produzione.
Perciò sosteniamo fino in
fondo la loro lotta per respingere
la manovra speculativa della proprietà che vuole vendere
l'area per chiudere lo stabilimento e licenziare 85 lavoratori
e condividiamo le loro richieste, affinché le forze politiche
e di governo e le istituzioni locali intervengano sulla
proprietà per impedire di chiudere lo stabilimento e mantenere
l’area come sito produttivo. Sosteniamo fin da subito la
decisione di coordinare tutte le aziende in crisi nel
territorio per promuovere uno sciopero generale al più presto!
Circolo “Tina Modotti” del
P.R.C. - MAGENTA - Sezione del Partito dei Comunisti
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