PIAZZALIBERAZIONE.IT
  Rivista online dal 2002

 

 

 

 

         
 
 

HOME PAGE

.................................

   
CHI SIAMO
REDAZIONE
CONTATTI
DISCLAIMER
INFO SITO WEB
   
ARTICOLI PUBBLICATI
   
EVENTI, INCONTRI & MANIFESTAZIONI
   
LINKS
   
   
     
 
 
 
 
     
 

L'immagine inserita nel Sommario/articolo è di Ammar Abd Rabbo - Licenza: Alcuni diritti riservati L'immagine è stata rielaborata e pubblicata con uguale licenza 

 
     
   
     
 

 

 
     
     
         
         
         
         
         
         
         
         
         
         
         
         
         
         
         
         
         
         
         
         
         
         
         
         
         
         
         
         
         
         
         
         
         
         
         
         
         
         
         
         
         
         
         
         
         
         
         
 

Torna indietro

   
 

9 giugno 2009

Un primo bilancio delle elezioni europee

di Roberto Sarti   

   
  COPYRIGHT ©
   
 

Il risultato delle elezioni europee si presta ad una serie di considerazioni, in attesa dei dati sulle elezioni amministrative.

 

Il tentativo di Berlusconi di trasformare questa tornata elettorale in un plebiscito è fallito. Rispetto ad un anno fa, il Pdl perde due punti percentuali e tre milioni di voti. Il “sogno imperiale” del Cavaliere rappresenta ancora un pericolo ma per ora subisce una battuta d’arresto. Questo tuttavia non ci libera dalla cappa pesante di autoritarismo che pervade il paese, visto il successo della Lega e di forze come l’Mpa in Sicilia, anche se avrà di sicuro conseguenze sulla stabilità di questo governo, che finora sembrava granitico.

La crisi economica che attanaglia l’Europa, con dimensioni mai viste da decenni, è stato uno dei fattori che ha determinato le intenzioni di voto dei lavoratori e delle loro famiglie in tutto il continente. E se in Italia chi si avvantaggia maggiormente sono le formazioni di matrice reazionaria, come la Lega, o populiste come l’Italia dei valori, in tutta Europa il tratto dominante è la crisi della socialdemocrazia e delle forze legate in qualche modo ad essa, come il Pd in Italia. Crolla il Partito socialista in Francia, affonda la Spd in Germania, sprofondano i laburisti in Gran Bretagna nel loro peggior risultato della storia (16%) e Zapatero in Spagna è sconfitto per la prima volta. La delusione verso le politiche riformiste, più che mai inadatte a rispondere alla crisi capitalista, è palese. Sia che questi partiti stiano al governo, sia che siano all’opposizione, vengono puniti dai lavoratori e dalle loro famiglie, perché sono in grado di offrire solo tagli e sacrifici come risposta alla recessione. Anche l’aumento dell’astensionismo non è una scusante ma un monito alla sinistra riformista, incapace di stimolare milioni di lavoratori a recarsi alle urne.

A tal riguardo il Pd è totalmente coinvolto in questa debacle, ottenendo sette punti percentuale in meno rispetto alle elezioni europee. Che Franceschini sia soddisfatto del risultato dimostra a che livello di sconforto e disperazione erano arrivati i vertici del Pd prima di ieri sera.

La sinistra cosiddetta “radicale”, comunista o comunque non socialdemocratica, quando è vista come chiaramente alternativa non solo alla destra ma anche alla socialdemocrazia, spesso aumenta i consensi. Dalla Francia dove il Fronte capeggiato dal Pcf ottiene il 6,3% e l’Npa il 4,8% al Portogallo dove le due liste del Pcp e del Bloco de Esquerda superano il 20%. Dalla Grecia dove il KKE ottiene l’8% e Syriza il 5 alla Germania dove Die Linke cresce di un punto attestandosi al 7,5%, passando per l’Olanda e la Danimarca.

Questi partiti non sono mai stati compromessi in governi di coalizione oppure non lo sono da tempo. In Italia il ricordo del governo Prodi e delle sue nefandezze è ancora troppo vivo, e, come quasi sempre accade, sono i partiti che si collocavano alla sinistra dell’Unione, come il Prc, a pagarne ancora il prezzo.

E così la rabbia e l’incertezza per il proprio futuro, che domina le vite di milioni di giovani e lavoratori in questo paese prende la strada, al nord, del voto alla Lega, che ottiene un successo molto importante, raggiungendo quasi il 20% nelle circoscrizioni di Nord est e Nord ovest. Bossi offre una soluzione semplice alla crisi capitalista: la colpa è degli immigrati, basta buttarli tutti a mare e tutto andrà meglio. Mentre il Pd asseconda nei fatti, con i suoi sindaci e governatori sceriffi questo ragionamento, il Prc e la lista comunista hanno tenuto un silenzio di tomba sulla questione immigrazione e “pacchetto sicurezza” per tutta la durata della campagna elettorale. Chissà, forse per timidezza, forse per non disturbare il Pd in quelle realtà ( e sono ancora troppe) dove governiamo e siamo alleati in provincie e regioni.

Ma non è con la timidezza, né con la subalternità su questa questione dirimente nella lotta di classe oggi e nel futuro che risaliremo la china, ma con l’audacia e l’alternatività al Pd, intervenendo ed organizzando le mobilitazioni contro le misure razziste e xenofobe, offrendo una prospettiva di unità dei lavoratori italiani ed immigrati.

Un altro dato che risalta è il voto ottenuto da Di Pietro. Con l’8% e quasi due milioni e mezzo di consensi è l’unico partito che aumenta i voti in termini assoluti rispetto ad un anno fa. L’Idv viene premiata dal fatto che è vista come l’unica opposizione parlamentare e dalla retorica spregiudicata del suo leader, recatosi ad esempio in diverse occasioni davanti a i luoghi di lavoro. Di Pietro ha ottenuto l’appoggio di alcuni dirigenti Fiom e Cgil, che contribuiscono a fornire all’IdV l’immagine (falsa) di partito vicino ai lavoratori. Tale immagine deve essere osteggiata con forza. Un partito che non si definisce né di destra né di sinistra, che sta con i lavoratori ma anche con gli imprenditori (chiaramente quelli “onesti”) rappresenta un pericolo per la classe operaia. Il populismo di Di Pietro deve essere denunciato nell’attività quotidiana nei luoghi di lavoro e di studio. Ma allora perchè aumentare la confusione come ha fatto il Prc, alleandosi con l’Idv nelle scorse elezioni regionali abruzzesi ed in decine di altre situazioni in tutta la penisola?

La campagna elettorale condotta dalla stragrande maggioranza dei compagni per la lista comunista è stata coraggiosa e senza tregua. Il risultato ottenuto, dato che l’obiettivo primario del quorum non è stato raggiunto, costituisce una sconfitta. Tuttavia non è disprezzabile. Non siamo infatti alla disfatta della Sinistra Arcobaleno: oggi la sola lista comunista prende da sola un numero simile di voti preso da tutte le forze della sinistra un anno fa. Insieme ai voti di Sinistra e libertà e del partito di Ferrando, le forze di sinistra raddoppiano i consensi rispetto al 14 aprile 2008. Alcuni calcoli dicono che i due terzi di coloro che votarono Prc e Pdci alle politiche del 2006 non ci hanno  votato il 6-7 giugno. È un dato interessante che dimostra quanto sia ancora grave la situazione, ma crediamo sarebbe sbagliato pensare che questi voti torneranno verso di noi la prossima volta, sulla base della semplice nostra esistenza, capitalizzando le eventuali sfortune di Franceschini, Di Pietro o di Vendola. Questi voti e questi militanti devono essere riconquistati attraverso un lavoro costante e soprattutto dobbiamo aggiungerne di nuovi. Chiediamoci: quanti di quegli attivisti dell’Onda sono stati attirati al nostro partito o ai Gc in questi mesi? Quanti lavoratori impegnati nelle vertenze di fabbriche in crisi sono entrati nelle nostre sezioni? Quanti immigrati che protestano contro il pacchetto sicurezza partecipano alle nostre riunioni?

Il milione di voti rappresenta un punto di partenza per provare ad intercettare queste figure. A Chianciano abbiamo salvato il Prc e giustamente abbiamo riproposto la falce e martello il 6-7 giugno. Ma il simbolo non basta, né servono nuovi cartelli elettorali, per unificare ciò che c’è a sinistra, né altre scorciatoie organizzative né frasi ad effetto.

Davanti a questo risultato si possono aprire vari scenari: o una nuova unità con tutte le forze che si pongono all’opposizione di Berlusconi, proposta lanciata da più parti ma di cui conosciamo già gli esiti disastrosi, casomai con il Prc che si rende disponibile a nuovi “esperimenti” unitari . Oppure un lavoro sistematico di radicamento nei luoghi di lavoro e di studio, dove nasce e si sviluppa il conflitto, costruendo il partito e portando avanti un programma di rottura con le compatibilità del capitalismo. Un tentativo c’è stato, e ad esso abbiamo lavorato e creduto con tanti altri compagni: quella svolta a sinistra lanciata a Chianciano ma che in gran parte non si è realizzata, vittima degli ostacoli posti ancora dai tanti “lacci e lacciuoli” burocratici e dall’istituzionalismo più becero, tanto più oggi che siamo stati espulsi da gran parte delle istituzioni.

Oggi bisogna continuare questo lavoro, generalizzando le esperienze più positive e valorizzandole. Sulla base dell’intervento nelle mobilitazioni e nelle lotte si può costruire, servendoci di programmi avanzati, la sola unità che ci interessa e che dovrebbe stare a cuore ai comunisti.

Davanti alla stretta autoritaria del governo di destra ed alla crisi del riformismo, davanti alle lotte da Pomigliano alla Fincantieri, davanti all’isolamento che tanti lavoratori e giovani che vorrebbero cambiare questo sistema patiscono, oggi più che mai c’è bisogno di una forza come Rifondazione comunista, a condizione che trovi la sua ragione di esistere nel conflitto di classe.

   
 

tratto da: FalceMartello

http://www.marxismo.net

   

PIAZZALIBERAZIONE.IT - VIALE PIEMONTE 10 - 20013 MAGENTA (MI)

TORNA INIZIO PAGINA