| |
|
|
|
|
| |
|
|
|
|
| |
| |
| |
|
|
| |
|
|
| |
L'immagine inserita nel
Sommario/articolo è di
Federico
Maccagni
- Licenza:
Alcuni diritti riservati L'immagine è stata rielaborata con uguale licenza
|
|
| |
|
|
| |
|
|
| |
|
|
|
|
|
|
| |
|
|
| |
|
|
| |
|
|
| |
|
|
| |
|
|
| |
|
|
| |
|
|
| |
|
|
| |
|
|
| |
|
|
| |
|
|
| |
|
|
| |
|
|
| |
|
|
| |
|
|
| |
|
|
| |
|
|
| |
|
|
| |
|
|
| |
|
|
| |
|
|
| |
|
|
|
|
|
|
|
|
| |
Torna indietro |
| |
|
| |
23 giugno 2009
da red-net
|
| |
|
| |
COPYRIGHT
© |
| |
|
| |
Negli ultimi giorni l'OCSE,
una delle più importanti organizzazioni sovranazionali del
capitalismo, si è divertita a sfottere l'Italia. Prima ha
constatato che le stime di “crescita”– o di “decrescita”,
sarebbe meglio dire, visto che siamo a -5,3% del PIL – erano
da rivedere al ribasso, poi ha sostenuto che la ripresa
arriverà più tardi del previsto, e sarà comunque debolissima
(parliamo del +0,4% nel 2010), poi che la disoccupazione
quest'anno continuerà a salire fino al 10%, con un debito
pubblico fino al 120%... Il tutto corredato da calo dei
consumi, degli investimenti e del commercio estero. Poi, per
farsi due risate, l'OCSE ha aggiunto: “tutte le previsioni
sono soggette a una forte incertezza”. Insomma, può andar
peggio. L'incertezza però non gli impedisce di consigliare
la ricetta su misura per noi: ricapitalizzare le banche,
fare riforme strutturali per aumentare la competitività, un
bel giro di vite sulla pubblica amministrazione...
Cos'è che di sta storia fa
ridere, se non facesse piangere? La smania con la quale il
centrosinistra ed il centrodestra rivendicano la loro
adesione ai dettami neoliberisti. Mentre l'opposizione
accusa il Governo di non aver fatto le famose
liberalizzazioni, il Governo usa il rapporto per dire:
l'emergenza c'è, quindi bisogna riformare, intervenire,
spezzettare. Il caso della Scuola è eclatante.
L'OCSE ha messo gli istituti superiori italiani in
coda alla sua personale classifica. La Gelmini se la ride:
abbiamo ragione! Dobbiamo tagliare il personale.
Ridurre le ore di lezione. Misurare
le performance di presidi e docenti.
Spingere sull'autonomia degli istituti scolastici.
Chiuderli, persino! E dare un bel
bonus alle famiglie per mandare i figli alle scuole
private...
Cosa c'entrino queste scelte con il rapporto è tutto da
capire. Persino l'OCSE – il cui obbiettivo, sia chiaro, è
educare i ragazzi alla competizione e al nozionismo, secondo
dispositivi standardizzati che potranno renderli lavoratori
obbedienti e produttivi – dice che le differenze di
“performance” fra gli studenti sono attribuibili a
condizioni materiali (come la regione d'appartenenza ed il
reddito familiare). Persino l'OCSE si propone
compassionevolmente di “contenere il gap educativo fra Nord
e Sud [...] per ridurre le differenze economiche e sociali
complessive” e di “recuperare le scuole e gli studenti più
deboli, specialmente quelli a rischio abbandono”.
Ma non è finita qui. Proprio
oggi il Ministero decide, secondo una pratica inusuale, di
anticipare i numeri dei bocciati (oltre 370.000) e dei non
ammessi alla maturità (oltre 25.000). Con il chiaro intento
di orientare gli insegnanti ancora alle prese con gli
scrutini, la Gelmini minaccia il pugno di ferro e manda a
dire che la Scuola deve essere rigorosa. Peccato che tutti i
pedagogisti prendano come paradigma dell'insuccesso
dell'intero sistema proprio la cosiddetta dispersione
scolastica: bocciature, evasioni e abbandoni.
Su una cosa però la Gelmini ha
ragione: “questa scuola prepara i ragazzi alla vita”. È
vero: è una scuola che rispecchia perfettamente la società
italiana. Una scuola di classe, dove l'ingresso è deciso dal
quartiere di appartenenza, le amicizie dalla marca dei
vestiti, i risultati garantiti dall'aiutino delle lezioni
private. Una scuola che penalizza il Sud, gli istituti
tecnici. Dove il bullismo si svela come l'arroganza del più
ricco e del più forte, oppure lo sfogo disperato di ragazzi
che sentono di non aver nulla da perdere, nulla da fare,
nulla da imparare, perché comunque quella parentesi subita 5
ore al giorno non ti porterà da nessuna parte. Una scuola in
cui la “cattiva condotta” (sulla cui definizione ci sarebbe
molto da dire) non viene compresa nelle sue origini sociali,
ma cattolicamente attribuita, come fosse colpa morale,
all'indole del ragazzo.
Da parte sua il centrosinista
si limita a constatare che tanti ragazzi che restano negli
istituti costano allo Stato tre miliardi in più. Perché non
promuoverli allora, infischiandosene di cosa vadano mai a
fare con un titolo sempre più squalificato, senza alcuno
strumento critico-culturale, in tempi come questi? Strano
che Alfano abbia dichiarato proprio oggi che si stanno
costruendo nuove prigioni...
Ora, le considerazioni
sarebbero tante. La prima intorno al ruolo dell'OCSE e degli
organismi sovranazionali che dettano le politiche mondiali.
E questo ci porterebbe direttamente alla contestazione del
G8 dell'Aquila, come il luogo di gestione e sintesi (per
quanto precaria) delle diverse azioni ultra/neo/iperliberiste.
La seconda considerazione verterebbe invece intorno alla
mancanza di rappresentanza politica dei lavoratori, degli
studenti e delle classi sociali più deboli: quale partito o
sindacato decide di opporsi a queste direttive? Quale le
contesta frontalmente? Ecco un invito a sviluppare i
sentieri di autorganizzazione, di contestazione radicale che
abbiamo cominciato a percorrere quest'autunno in modo
trasversale, fra studenti-lavoratori-genitori-insegnanti...
La terza considerazione, e le
altre, preferiamo non farle. Perché lasciamo la parola a chi
a Milano, qualche giorno fa, ha saputo esprimere un sentire
diffuso, contestando e mandando via Gelmini. Sono stati
subito chiamati “talebani” e “fascisti rossi”. Noi speriamo
ce ne siamo molti, di questi “rossi”, per opporsi ai veri
fascisti e ai veri buffoni in ogni scuola e facoltà... In
ogni caso, saremo fra quelli!
|
| |
|
| |
tratto da: Red Net
-
http://www.red-net.it/
|
| |
|
|
|