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L'immagine inserita nel Sommario/articolo (Luigi Tranquillino) è tratta dal sito della Provincia di Milano: www.provincia.milano

 
     
   
     
 

 

 
     
     
         
         
         
         
         
         
         
         
         
         
         
         
         
         
         
         
         
         
         
         
         
         
         
         
         
         
         
         
         
         
 

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27 aprile 2009

Comunicato Area Ernesto su esclusione del compagno Tranquillino dalle Liste Provinciali: grave atto di discriminazione politica!

   
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La vicenda della costruzione della lista per le elezioni provinciali a Milano ha dimostrato, ancora una volta, lo stato di degenerazione che è in atto da tempo nella federazione.

E’ da prima dell’ ultimo congresso, anche in relazione alla vicenda della sinistra arcobaleno che questo stesso gruppo dirigente aveva gestito in modo unilaterale, con un esproprio di fatto del ruolo e delle funzioni degli organismi dirigenti ( segreteria e cpf ), che si è costituito un gruppo dirigente “parallelo e ufficioso” ma reale composto dal segretario e da “pochi intimi”.

Il cambio di linea e la rottura con Bertinotti non ha cambiato in nulla questo stato di fatto e questa prassi.

Secondo questa logica il partito è proprietà della maggioranza e non tutti i compagni sono uguali , e lo si vede anche dal fatto che nelle iniziative politiche pubbliche ed anche in quelle rivolte al partito i compagni non sono coinvolti in base al loro ruolo politico o istituzionale, al lavoro politico che costruiscono, ma in base alla consonanza con il gruppetto che gestisce la federazione.

(questo è stato fatto sia in relazione al precedente gruppo consigliare in provincia, quanto all’attuale gruppo al comune).

Sulla base di questa logica ristretta ed escludente non si è cercato nessun approccio unitario, né si è tentata alcuna sintesi, neppure in occasione del passaggio politico in cui i compagni del 2° documento congressuale hanno esplicitato la loro uscita dal partito.

Anche in quel caso si è ritenuto che fosse inutile ogni confronto, semplicemente pretendendo l’adesione delle altre componenti alla posizione del gruppo dirigente, articolata in un documento che oltretutto, sfruttando la situazione, cercava di imporre posizioni politiche precostituite, né discusse né decise negli organismi dirigenti (con la logica dei decreti cosiddetti “omnibus” con cui il governo dietro ad una questione di facciata fa passare di tutto ).

Solo il senso di responsabilità dell’area dell’Ernesto ha fatto sì che non emergesse nel giorno della scissione una spaccatura politica nell’organismo dirigente della federazione e quindi evitando di dare l’immagine di un partito che non solo si spaccava ma era pure diviso all’ interno tra chi rimaneva.

Nella costruzione della lista per le elezioni provinciali si è seguita la stessa logica fino a qui evidenziata, con una consultazione dei circoli che è servita solo a mascherare scelte politiche costruite su criteri discriminatori per quanto riguarda i collegi di maggior peso politico ( cioè quelli che realmente possono eleggere).

Così per la prima volta da quando esiste il Prc un compagno non è stato ricandidato per il 2° mandato con argomentazioni inconsistenti, che oltretutto non dovevano essere di competenza del Cpf ( né tantomeno della segreteria  ma eventualmente di altri organismi, ma in realtà per una volontà di esclusione di un compagno in quanto collocato in un collegio molto forte (forse il più forte) e non conforme al gruppo che gestisce la federazione.

Tutto questo nonostante l’ascesa di quel collegio (da 23° a 2°collegio per il Prc) sia avvenuta proprio grazie al ruolo ed al lavoro di anni di quel compagno e del circolo che lo ha riproposto ( e come dimostrato dal fatto che proprio quel collegio, a sorpresa, abbia eletto nella precedente tornata elettorale proprio quel compagno nel consiglio provinciale).

In questo modo il gruppo dirigente ristretto dimostra di non interessarsi al fatto di poter perdere voti, catapultando un candidato esterno, sconosciuto alla zona, al posto di un candidato che ha dimostrato di poter conquistare voti che altrimenti non verrebbero al partito.

La questione fondamentale è togliere di mezzo un candidato forte, che potrebbe essere eletto e che non è allineato all’area del segretario della federazione.

Infine un’ultima questione che evidenzia come ormai nel Prc di Milano non esistano più né regole né garanzie per gli iscritti.

Il segretario (e la maggioranza della segreteria) hanno cercato di arrogarsi le funzioni che lo statuto attribuisce al collegio di garanzia, decidendo dapprima l’esclusione del compagno dalla lista e proponendo poi di votare in Cpf l’applicazione o la deroga dallo Statuto e dal regolamento.

E’ come se il governo si sostituisse ai tribunali per erogare pene a chi vuole lui.

Se un compagno non si comporta correttamente (o così si ritiene) deve essere deferito al collegio di garanzia, che non è e non deve essere un organo politico, il collegio nel suo complesso deve essere riunito, valutare la situazione ascoltando il compagno in oggetto e poi assumere le decisioni del caso.

Tale procedimento prevede, ovviamente, la possibilità di un ricorso al collegio di garanzia nazionale, solo alla fine di tale percorso si possono mettere in atto le eventuali sanzioni, tra le quali vi può essere anche l’esclusione dalla ricandidatura.

Non può essere il segretario (né la maggioranza della segreteria) a sostituirsi al collegio di garanzia, perché questo partito dovrebbe essere una comunità di eguali con regole condivise e da tutti rispettate, non una monarchia assoluta o una oligarchia ristretta.

Questo modo di dirigere il partito e di gestirlo non fa che produrre fratture e contrapposizioni, distrugge con arroganza il lavoro politico faticosamente costruito dai compagni nei territori, e pretende di subordinarlo agli interessi di collocazione istituzionale del gruppetto che gestisce la federazione e della sua area (ma non sarà un caso che nei collegi dove questi compagni lavorano il riscontro del voto sia meno positivo che in altri)? perché non si segue, una volta tanto il principio che ognuno raccolga quello che semina, anche a verifica concreta della giustezza o meno delle impostazioni politiche diverse che vi sono nel partito? Soprattutto in quelle elezioni locali in cui tale aspetto (a differenza che nelle europee o nelle politiche nazionali) è effettivamente riscontrabile).


 

L’ Area dell’Ernesto del PRC

della Federazione di Milano

   

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