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mercoledì
8 aprile 2009
recensione di Letizia Geron
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DISCLAIMER E COPYRIGHT
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Che - L’Argentino" di
Steven Soderbergh
Senza perdere la
tenerezza
Articolo di Letizia
Geron - Pubblicato martedì 24 marzo 2009
Il primo dei due capitoli che
Steven Soderberg ha dedicato alle imprese rivoluzionarie compiute
da Ernesto “Che” Guevara si concentra sulla ribellione guidata tra
il 1956 e il 1959 da Fidel Castro e conclusa con la conquista
dell’isola di Cuba dopo il crollo della dittatura del Generale
Fulgencio Batista. Alla fine di un lungo periodo trascorso sulle
montagne della Sierra Maestra il medico argentino, diventato con
quest’impresa uno dei simboli della Storia del Novecento, riesce
con i suoi alleati a conquistare prima Santa Clara poi Santiago,
Yaguajay e infine l’Havana.
Steven Soderberg prosegue il
suo percorso di sperimentazioni cromatiche creando uno spartiacque
tra le imprese rivoluzionarie del condottiero argentino nella
vegetazione della Sierra Maestra (riprese quasi esclusivamente con
l’uso della luce naturale) e il viaggio del Che a New York in
occasione del suo discorso alle Nazioni Unite nel 1964, evento
ripreso dalla televisione ed enfatizzato da un’intervista per i
media che il regista ha uniformato secondo il bianco e nero della
tv degli anni Sessanta. Ad aumentare le prestazioni di ripresa
Soderbergh si è servito di una nuova macchina da presa digitale
chiamata RED che riproduce l’effetto della pellicola accompagnando
a esso tutte le caratteristiche di flessibilità imposte dal
digitale. La dimensione documentaristica è sapientemente smorzata
dalla patina mediatica del colore bicromatico a cui si aggiunge un
uso quasi ossessivo dei primissimi piani, andando a sondare la
figura del mitico personaggio fino ai pori della sua pelle.
Il lavoro condotto sulla
fisicità del rivoluzionario ha richiesto molto studio e diverse
ricerche che i produttori hanno svolto non solo a partire dalle
memorie del Che nel suo Diario della Rivoluzione
Cubana ma anche attraverso una serie d’interviste a chi la
rivoluzione l’ha vissuta in prima persona, da una parte o
dall’altra della barricata. La somiglianza fisica di Benicio
Del Toro con Guevara è solo il punto di partenza per il processo
di costruzione di una figura complessa come il medico argentino.
Le crisi d’asma continue e fastidiose ma anche i suoi modi di fare
o gli oggetti che ne descrivono l’icona, il sigaro e il berretto,
diventano elementi di ritmo del racconto, mostrati con uno spirito
meno disincantato e forse più leggendario rispetto al viaggio
descritto da Walter Salles ne
I Diari della Motocicletta
in cui un flebile Gael
Garcia Bernal aveva contribuito a definirne il carattere.
Spiega Laura Bickford,
produttrice del film insieme a Benicio
del Toro: “quando
Benicio e io abbiamo
iniziato a interessarci al Che e a incontrare diversi
sceneggiatori, ci è stato fatto il nome di Peter Buchman, che
aveva scritto Alexander. Peter ha passato un
anno a leggersi tutti i libri sull’argomento. Poi, però, io ho
dovuto mettermi a lavorare alla produzione di
Traffic e le nostre strade si sono divise per un paio d’anni.
Quando siamo tornati a lavorare al progetto, Steven (Soderbergh)
aveva già accettato di dirigere il film. E’ Steven che ha voluto
includere anche Cuba e New York, oltre alla parte sulla Bolivia”.
La seconda parte delle
vicende rivoluzionarie del Che, quella legata alle azioni armate
in Bolivia è rientrato nella parte del progetto dal titolo
Che – Guerriglia, legato alle ultime azioni
armate prima della sua uccisione avvenuta nel 1967.
Titolo originale: The
Argentine
Nazione: U.S.A.
Anno: 2008
Genere: Drammatico, Biografia
Durata: 131’
Regia: Steven Soderbergh
Sito ufficiale:
www.che-movie.co.uk
Cast: Benicio Del Toro,
Franka Potente, Carlos Bardem, Kahlil Mendez, Yul Vazquez, Demián
Bichir, Rodrigo Santoro
Produzione: Laura Bickford
Productions, Morena Films, Telecinco, Wild Bunch
Distribuzione: BIM
Data di uscita: Cannes 2008
10 Aprile 2009 (cinema)
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