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10 aprile 2009

Milano come Shanghai

di Osvaldo Lamperti

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Una delle ultime “trovate” della giunta comunale di centro-destra di Milano è quella di portare questa città a 2 milioni di abitanti: 700.000 nuovi residenti in più rispetto ai circa 1,3 milioni di abitanti attuali. Queste sono le previsioni residenziali del Piano di Governo del Territorio (PGT) per il capoluogo lombardo che la Moratti si appresta a varare.Purtroppo ciò non è una “boutade” fatta da qualcuno per far parlare di se sui giornali, ma una precisa scelta dell’amministrazione “morattiana” del Comune di Milano, che vuole un rilancio economico della città tutto incentrato su un ruolo “trainante” dell’attività edilizia residenziale, dominata dagli interessi speculativi dei “soliti noti”.

Coloro che non prendono sul serio l’obbiettivo dei 700.000 abitanti in più, ritenendolo una “buffala”, si bagliano di grosso! E’ vero, Milano ha un territorio molto ristretto (182 Kmq) rispetto a quello delle grandi città europee e già oggi presenta una percentuale di superficie urbanizzata (suolo consumato) intorno all’80%, ma all’interno dei suoi confini comunali sono ancora presenti aree produttive dismesse e in corso di dismissione, scali ferroviari in disuso, aree non edificabili vincolate a servizi pubblici e a verde agricolo.

Ipotizzando di trovare le aree necessarie per insediare i 700.000 nuovi abitanti, ovvero per la realizzazione di 105 milioni di metri cubi residenziali (150 mc/abitante), occorrerebbe una superficie totale (St) pari a 35 milioni di metri quadrati (105 milioni diviso 3), con un indice di edificazione pari ad 1 metro quadrato di superficie lorda di pavimento su ogni mq di St. Ciò vorrebbe dire 600-700 nuovi grattacieli più alti del “Pirellone”, con un’altezza tra i 180 e i 210 metri.

Insomma, Milano come una novella Shanghai! Le aree attualmente trasformabili (Bovisa, scalo Farini e

Porta Romana, Cascina Merlata, Ortomercato, Ippodromo, ecc.) superano di poco i 6 milioni di metri quadrati e non bastano. E’ evidente che il resto (29 milioni di mq) lo si vuole recuperare da una parte, “densificando” il territorio già costruito attraverso la demolizione dell’esistente e la sua ricostruzione con notevoli incrementi di volume e, dall’altra, coinvolgendo nella edificazione anche tutte le aree milanesi

del Parco Agricolo Sud Milano.

Questo “coinvolgimento” è veramente impraticabile, come asseriscono alcuni professori ordinari di urbanistica del Politecnico di Milano? Che sia assurdo dal punto di vista di una trasformazione urbanistica sostenibile della città non ci piove, che sia impraticabile è meno vero per il fatto che è già iniziato!

Il prologo si è visto con la sottrazione di aree agricole dal Parco Sud per consentire la realizzazione del CERBA del prof. Veronesi; vero e proprio “cavallo di Troia” per altre riduzioni. L’adeguamento del Piano Territoriale di Coordinamento della Provincia di Milano (PTCP) alla legge regionale 12/2005, che il Presidente Penati ha già consegnato ai gruppi politici consiliari, fa della densificazione insediativa, in Comuni già esageratamente densi, la sua bandiera, mentre a Milano, diversamente dagli altri Comuni, tralascia perfino di vincolare aree per l’attività agricola.

Perché questo trattamento particolare per il capoluogo lombardo? Perché la legge regionale 12/2005 all’art. 11 vieta di applicare la “perequazione urbanistica” sulle aree destinate all’agricoltura. Aprendo una parentesi, ricordo che per “perequazione urbanistica” si intende la facoltà dei Comuni

di prevedere nei propri PGT un indice di edificazione di fondo, uguale per tutti i proprietari di aree (comprese quelle destinate a servizi pubblici) non appartenenti al territorio già edificato; indice di edificazione che si traduce in un volume edificabile che si può vendere e comprare, realizzare altrove, oppure scambiare con altre aree di pari valore.

E’chiaro che la Moratti non vuole vincoli prescrittivi sul “suo”  territorio da parte della Provincia che siano da ostacolo ad un’applicazione generalizzata della perequazione urbanistica, considerata come il mezzo più veloce per arrivare a trasformare le aree agricole in aree edificabili.

Tutto questo non vuol dire che i 700.000 abitanti in più per Milano, anche qualora questa operazione andasse effettivamente in porto, sia una previsione realistica. La città contava nel 1971 una popolazione residente di circa 1, 7 milioni di abitanti che nei decenni successivi ha perso circa 400.000 residenti mai più recuperati. Chi se n’è andato difficilmente ritornerà indietro: la maggior parte dei pendolari che ogni giorno entrano a Milano non sono disposti ad affrontare di nuovo il caro-affitti, il caro-casa, il caro-tutto della città, per riavere in cambio condizioni ambientali e sociali di vita ancora peggiori di quelle già sperimentate.

Del resto, non ritengo di essere troppo lontano dalla realtà se affermo che nel prossimo decennio la popolazione residente a Milano, ad essere ottimista, non aumenterà più di 85-90.000 unità.

La Moratti e soci sono allora fuori di testa? Assolutamente no! Essi stanno portando avanti, con coerenza e fredda determinazione, gli interessi di rendita dei loro alleati di classe: le grandi società ed imprese del capitale immobiliare e finanziario. Questi veri “padroni” di Milano e dintorni guardano al nuovo PGT della città come ad una ulteriore occasione, insieme all’evento dell’Expo 2015, non solo di lauti guadagni, ma di far trionfare, nei fatti, il concetto dell’edificabilità di un suolo come un diritto connaturato alla proprietà privata dello stesso.

L’obbiettivo dei 700.000 abitanti in più potrà anche rimanere solo scritto sulla carta, ma a “lor signori” basterà che passi a Milano un PGT con una previsione di questo genere, capace di far salire il valore della rendita fondiaria urbana (e quindi il valore di mercato) delle loro rispettive proprietà immobiliari, per ritenersi momentaneamente soddisfatti e, alcuni di essi, “rimborsati”, per il loro “contributo” alla creazione della nuova società (CAI) dell’Alitalia. Se poi queste previsioni si tradurranno in tanti grattacieli, “modernizzando” la fisionomia urbana ed architettonica di Milano con una tipica forma simbolica e de-territorializzata del capitalismo “a stelle e strisce”, il gaudio di “lor signori” sarà ancora più

grande! Oltre all’incremento della rendita così ottenuta con una semplice previsione del governo pubblico del territorio, chi costruirà potrà ricavare anche un profitto d’impresa.

I residenti a Milano, che non appartengono alla categoria dei “lor signori”, che vantaggi avranno? Immaginiamo l’attuale vita urbana milanese con 600-700 grattacieli residenziali in più e le relative conseguenze. E’ fin troppo facile rispondere: “avranno, come sempre, solo gli occhi per piangere!”

 

 

tratto da:

http://www.gramscioggi.org/

numero: gennaio 2009

 

 

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