Una
delle ultime “trovate” della giunta comunale di centro-destra
di Milano è quella di portare questa città a 2 milioni di
abitanti: 700.000 nuovi residenti in più rispetto ai circa 1,3
milioni di abitanti attuali. Queste sono le previsioni
residenziali del Piano di Governo del Territorio (PGT) per il
capoluogo lombardo che la Moratti si appresta a
varare.Purtroppo ciò non è una “boutade” fatta da qualcuno per
far parlare di se sui giornali, ma una precisa scelta
dell’amministrazione “morattiana” del Comune di Milano, che
vuole un rilancio economico della città tutto incentrato su un
ruolo “trainante” dell’attività edilizia residenziale,
dominata dagli interessi speculativi dei “soliti noti”.
Coloro che non prendono sul serio l’obbiettivo dei 700.000
abitanti in più, ritenendolo una “buffala”, si bagliano di
grosso! E’ vero, Milano ha un territorio molto ristretto (182
Kmq) rispetto a quello delle grandi città europee e già oggi
presenta una percentuale di superficie urbanizzata (suolo
consumato) intorno all’80%, ma all’interno dei suoi confini
comunali sono ancora presenti aree produttive dismesse e in
corso di dismissione, scali ferroviari in disuso, aree non
edificabili vincolate a servizi pubblici e a verde agricolo.
Ipotizzando di trovare le aree necessarie per insediare i
700.000 nuovi abitanti, ovvero per la realizzazione di 105
milioni di metri cubi residenziali (150 mc/abitante),
occorrerebbe una superficie totale (St) pari a 35 milioni di
metri quadrati (105 milioni diviso 3), con un indice di
edificazione pari ad 1 metro quadrato di superficie lorda di
pavimento su ogni mq di St. Ciò vorrebbe dire 600-700 nuovi
grattacieli più alti del “Pirellone”, con un’altezza tra i 180
e i 210 metri.
Insomma, Milano come una novella Shanghai! Le aree attualmente
trasformabili (Bovisa, scalo Farini e
Porta Romana, Cascina Merlata, Ortomercato, Ippodromo, ecc.)
superano di poco i 6 milioni di metri quadrati e non bastano.
E’ evidente che il resto (29 milioni di mq) lo si vuole
recuperare da una parte, “densificando” il territorio già
costruito attraverso la demolizione dell’esistente e la sua
ricostruzione con notevoli incrementi di volume e, dall’altra,
coinvolgendo nella edificazione anche tutte le aree milanesi
del
Parco Agricolo Sud Milano.
Questo “coinvolgimento” è veramente impraticabile, come
asseriscono alcuni professori ordinari di urbanistica del
Politecnico di Milano? Che sia assurdo dal punto di vista di
una trasformazione urbanistica sostenibile della città non ci
piove, che sia impraticabile è meno vero per il fatto che è
già iniziato!
Il
prologo si è visto con la sottrazione di aree agricole dal
Parco Sud per consentire la realizzazione del CERBA del prof.
Veronesi; vero e proprio “cavallo di Troia” per altre
riduzioni. L’adeguamento del Piano Territoriale di
Coordinamento della Provincia di Milano (PTCP) alla legge
regionale 12/2005, che il Presidente Penati ha già consegnato
ai gruppi politici consiliari, fa della densificazione
insediativa, in Comuni già esageratamente densi, la sua
bandiera, mentre a Milano, diversamente dagli altri Comuni,
tralascia perfino di vincolare aree per l’attività agricola.
Perché questo trattamento particolare per il capoluogo
lombardo? Perché la legge regionale 12/2005 all’art. 11 vieta
di applicare la “perequazione urbanistica” sulle aree
destinate all’agricoltura. Aprendo una parentesi, ricordo che
per “perequazione urbanistica” si intende la facoltà dei
Comuni
di
prevedere nei propri PGT un indice di edificazione di fondo,
uguale per tutti i proprietari di aree (comprese quelle
destinate a servizi pubblici) non appartenenti al territorio
già edificato; indice di edificazione che si traduce in un
volume edificabile che si può vendere e comprare, realizzare
altrove, oppure scambiare con altre aree di pari valore.
E’chiaro che la Moratti non vuole vincoli prescrittivi sul
“suo” territorio da parte della Provincia che siano da
ostacolo ad un’applicazione generalizzata della perequazione
urbanistica, considerata come il mezzo più veloce per arrivare
a trasformare le aree agricole in aree edificabili.
Tutto questo non vuol dire che i 700.000 abitanti in più per
Milano, anche qualora questa operazione andasse effettivamente
in porto, sia una previsione realistica. La città contava nel
1971 una popolazione residente di circa 1, 7 milioni di
abitanti che nei decenni successivi ha perso circa 400.000
residenti mai più recuperati. Chi se n’è andato difficilmente
ritornerà indietro: la maggior parte dei pendolari che ogni
giorno entrano a Milano non sono disposti ad affrontare di
nuovo il caro-affitti, il caro-casa, il caro-tutto della
città, per riavere in cambio condizioni ambientali e sociali
di vita ancora peggiori di quelle già sperimentate.
Del
resto, non ritengo di essere troppo lontano dalla realtà se
affermo che nel prossimo decennio la popolazione residente a
Milano, ad essere ottimista, non aumenterà più di 85-90.000
unità.
La
Moratti e soci sono allora fuori di testa? Assolutamente no!
Essi stanno portando avanti, con coerenza e fredda
determinazione, gli interessi di rendita dei loro alleati di
classe: le grandi società ed imprese del capitale immobiliare
e finanziario. Questi veri “padroni” di Milano e dintorni
guardano al nuovo PGT della città come ad una ulteriore
occasione, insieme all’evento dell’Expo 2015, non solo di
lauti guadagni, ma di far trionfare, nei fatti, il concetto
dell’edificabilità di un suolo come un diritto connaturato
alla proprietà privata dello stesso.
L’obbiettivo dei 700.000 abitanti in più potrà anche rimanere
solo scritto sulla carta, ma a “lor signori” basterà che passi
a Milano un PGT con una previsione di questo genere, capace di
far salire il valore della rendita fondiaria urbana (e quindi
il valore di mercato) delle loro rispettive proprietà
immobiliari, per ritenersi momentaneamente soddisfatti e,
alcuni di essi, “rimborsati”, per il loro “contributo” alla
creazione della nuova società (CAI) dell’Alitalia. Se poi
queste previsioni si tradurranno in tanti grattacieli,
“modernizzando” la fisionomia urbana ed architettonica di
Milano con una tipica forma simbolica e de-territorializzata
del capitalismo “a stelle e strisce”, il gaudio di “lor
signori” sarà ancora più
grande! Oltre all’incremento della rendita così ottenuta con
una semplice previsione del governo pubblico del territorio,
chi costruirà potrà ricavare anche un profitto d’impresa.
I
residenti a Milano, che non appartengono alla categoria dei
“lor signori”, che vantaggi avranno? Immaginiamo l’attuale
vita urbana milanese con 600-700 grattacieli residenziali in
più e le relative conseguenze. E’ fin troppo facile
rispondere: “avranno, come sempre, solo gli occhi per
piangere!”