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25 aprile 2009

Il lascito storico della Resistenza e della lotta partigiana

di Antonio Ingrao

   
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Da diversi anni assistiamo al montare incessante del revisionismo storico nei confronti del fascismo e della Resistenza partigiana.

L'ondata di revisionismo storico tende a rivalutare a mezzo stampa, televisione e filmografia di vario genere quello che fu la realmente la dittatura fascista mistificando, ed infangando nel contempo, il reale impulso dato dalla Resistenza, in particolare dalle formazioni partigiane comuniste, alla liberazione del nord Italia dalla feroce dittatura nazi-fascista.

Diverse televisioni, di stato e private, denigrano la Resistenza in maniera più o meno palese, presentando verità diverse da quella storica.

Episodi eclatanti come la messa in onda dalla RAI del film “Il cuore nel pozzo” del regista Alberto Negrin sulle foibe che rappresenta un punto di vista chiaramente indirizzato verso una lettura storica di parte che misconosce l'ampia e documentata storiografia italiana e iugoslava si aggiunge a libri come “Il sangue dei vinti” dello scrittore e giornalista Giampaolo Pansa, infarcito di episodi tratti da fonti chiaramente revisioniste di matrice fascista e decontestualizzato dal periodo storico.

Altri fatti come la riabilitazione storica di Mussolini e della Repubblica Sociale di Salò, l'addossamento delle responsabilità della strage delle Fosse Ardeatine ai GAP romani che compirono l'operazione di guerra di Via Rasella, il progetto di legge presentato in Parlamento per l'equiparazione dei partigiani e dei repubblichini di Salò per la corresponsione, anche a quest'ultimi, di un vitalizio in quanto combattenti la dice lunga sul clima di revisionismo storico che attraversa il nostro paese.

Si mistificano, rivoltandoli storicamente, episodi della Resistenza nel nord Italia, del contributo dato dai Partigiani comunisti alla lotta di liberazione, si mistifica parallelamente il nefasto operato fascista in Slovenia, Istria e in Dalmazia, stragi, deportazioni di migliaia di persone imprigionate nei numerosi campi di concentramento, uomini, donne e bambini slavi massacrati dai fascisti sull'altare dall'italianizzazione forzata.

I mass media instillano sentimenti di pietà per quell'uomo dalla mascella quadra penzolante a testa in giù dalla pensilina di piazza Loreto a Milano in quel 29 aprile del 1945, mentre ormai si tace o si leva un leggero bisbiglio su uomini, perlopiù vecchi, donne e bambini italiani massacrati dai nazi-fascisti sull'altare dell'odio, si occultano i morti di Fondotoce, San Polo, Sant’Anna di Stazzema, Marzabotto.

In questa fase di revisionismo storico diventa impellente e necessario rilanciare i reali valori della Resistenza, richiamare quello che fu realmente l'obiettivo politico generale del movimento di Liberazione che non fu soltanto quello di scacciare i nazi-fascisti dall'Italia ma anche lotta e sacrificio per costruire una nuova Italia sconfiggendo per sempre il fascismo e i suoi foraggiatori: industriali, latifondisti agrari, banchieri, in poche parole il capitalismo italiano.

Per questo combatterono, e perirono lottando, i Partigiani comunisti della Brigata Garibaldi e di tante altre formazioni partigiane, dal loro sacrificio nacquero durante la Resistenza La Valsesia libera, la Repubblica di Montefiorino, la Repubblica di Torriglia, la Repubblica della Val d'Ossola.

In quelle zone uscite dalla clandestinità si instaurarono forme di autogoverno di popolo democraticamente aperte a tutti in antitesi alle istituzioni rappresentanti lo stato borghese.

Sorsero Giunte e tribunali popolari che gestirono democraticamente i territori liberi, quale inusuale fase di reale democrazia popolare figlia della lotta partigiana.

Nasceva in quei lunghi mesi di lotta la speranza, liberata l'Italia dal giogo nazi-fascista, di riproporre il governo del popolo al paese intero e riporre in esso il potere ed il destino delle proprie esistenze affrancandole così dallo sfruttamento, dalla miseria e dai soprusi, riappropriandosi senza mezzi termini del proprio lavoro nelle campagne abbattendo i latifondi e riappropriandosi del lavoro nelle fabbriche con la nazionalizzazione delle fabbriche stesse, insomma nasceva e si concretizzava la volontà di liberarsi definitivamente dei padroni.

Così non fu e dopo il 25 aprile del '45 nei paesi e nelle città tornarono i funzionari fascisti divenuti sindaci e prefetti, ritornarono nei latifondi gli agrari e nelle fabbriche i padroni delle ferriere e la chiesa benedisse i nuovi simboli del rinnovato potere padronale.

Quei Partigiani, quei combattenti per la libertà ci hanno lasciato, scritto con il loro rosso sangue, un lascito storico, abbattere il capitalismo, liberarsi del fascismo e dai suoi epigoni comunque si chiamino, è oggi è questo per i comunisti il lascito storico della Resistenza e della lotta partigiana, il lascito scaturito dalla lezione della Resistenza, dal sacrificio dei partigiani morti, il lascito della guerra di Liberazione.
 

25 aprile 2009

   

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