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Da diversi anni
assistiamo al montare incessante del revisionismo storico nei
confronti del fascismo e della Resistenza partigiana.
L'ondata di
revisionismo storico tende a rivalutare a mezzo stampa,
televisione e filmografia di vario genere quello che fu la
realmente la dittatura fascista mistificando, ed infangando
nel contempo, il reale impulso dato dalla Resistenza, in
particolare dalle formazioni partigiane comuniste, alla
liberazione del nord Italia dalla feroce dittatura
nazi-fascista.
Diverse televisioni,
di stato e private, denigrano la Resistenza in maniera più o
meno palese, presentando verità diverse da quella storica.
Episodi eclatanti
come la messa in onda dalla RAI del film “Il cuore nel pozzo”
del regista Alberto Negrin sulle foibe che rappresenta un
punto di vista chiaramente indirizzato verso una lettura
storica di parte che misconosce l'ampia e documentata
storiografia italiana e iugoslava si aggiunge a libri come “Il
sangue dei vinti” dello scrittore e giornalista Giampaolo
Pansa, infarcito di episodi tratti da fonti chiaramente
revisioniste di matrice fascista e decontestualizzato dal
periodo storico.
Altri fatti come la
riabilitazione storica di Mussolini e della Repubblica Sociale
di Salò, l'addossamento delle responsabilità della strage
delle Fosse Ardeatine ai GAP romani che compirono l'operazione
di guerra di Via Rasella, il progetto di legge presentato in
Parlamento per l'equiparazione dei partigiani e dei
repubblichini di Salò per la corresponsione, anche a
quest'ultimi, di un vitalizio in quanto combattenti la dice
lunga sul clima di revisionismo storico che attraversa il
nostro paese.
Si mistificano,
rivoltandoli storicamente, episodi della Resistenza nel nord
Italia, del contributo dato dai Partigiani comunisti alla
lotta di liberazione, si mistifica parallelamente il nefasto
operato fascista in Slovenia, Istria e in Dalmazia, stragi,
deportazioni di migliaia di persone imprigionate nei numerosi
campi di concentramento, uomini, donne e bambini slavi
massacrati dai fascisti sull'altare dall'italianizzazione
forzata.
I mass media
instillano sentimenti di pietà per quell'uomo dalla mascella
quadra penzolante a testa in giù dalla pensilina di piazza
Loreto a Milano in quel 29 aprile del 1945, mentre ormai si
tace o si leva un leggero bisbiglio su uomini, perlopiù
vecchi, donne e bambini italiani massacrati dai nazi-fascisti
sull'altare dell'odio, si occultano i morti di Fondotoce, San
Polo, Sant’Anna di Stazzema, Marzabotto.
In questa fase di
revisionismo storico diventa impellente e necessario
rilanciare i reali valori della Resistenza, richiamare quello
che fu realmente l'obiettivo politico generale del movimento
di Liberazione che non fu soltanto quello di scacciare i
nazi-fascisti dall'Italia ma anche lotta e sacrificio per
costruire una nuova Italia sconfiggendo per sempre il fascismo
e i suoi foraggiatori: industriali, latifondisti agrari,
banchieri, in poche parole il capitalismo italiano.
Per questo
combatterono, e perirono lottando, i Partigiani comunisti
della Brigata Garibaldi e di tante altre formazioni
partigiane, dal loro sacrificio nacquero durante la Resistenza
La Valsesia libera, la Repubblica di Montefiorino, la
Repubblica di Torriglia, la Repubblica della
Val d'Ossola.
In quelle zone
uscite dalla clandestinità si instaurarono forme di
autogoverno di popolo democraticamente aperte a tutti in
antitesi alle istituzioni rappresentanti lo stato borghese.
Sorsero Giunte e
tribunali popolari che gestirono democraticamente i territori
liberi, quale inusuale fase di reale democrazia popolare
figlia della lotta partigiana.
Nasceva in quei
lunghi mesi di lotta la speranza, liberata l'Italia dal giogo
nazi-fascista, di riproporre il governo del popolo al paese
intero e riporre in esso il potere ed il destino delle proprie
esistenze affrancandole così dallo sfruttamento, dalla miseria
e dai soprusi, riappropriandosi senza mezzi termini del
proprio lavoro nelle campagne abbattendo i latifondi e
riappropriandosi del lavoro nelle fabbriche con la
nazionalizzazione delle fabbriche stesse, insomma nasceva e si
concretizzava la volontà di liberarsi definitivamente dei
padroni.
Così non fu e dopo
il 25 aprile del '45 nei paesi e nelle città tornarono i
funzionari fascisti divenuti sindaci e prefetti, ritornarono
nei latifondi gli agrari e nelle fabbriche i padroni delle
ferriere e la chiesa benedisse i nuovi simboli del rinnovato
potere padronale.
Quei Partigiani, quei
combattenti per la libertà ci hanno lasciato, scritto con il
loro rosso sangue, un lascito storico, abbattere il
capitalismo, liberarsi del fascismo e dai suoi epigoni comunque si
chiamino, è oggi è questo per i comunisti il lascito storico
della Resistenza e della lotta partigiana, il lascito
scaturito dalla lezione della Resistenza, dal sacrificio dei
partigiani morti, il lascito della guerra di Liberazione.
25 aprile 2009 |