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L'immagine inserita nel Sommario/articolo è: Locandina del Film - proprietà, Produzione: Ciné-Sud Promotion, Arna Productions, Centre National de la Cinématographie, TV5

Distribuzione: Lucky Red

 
     
         
         
         
         
         
         
         
         
         
         
         
         
         
         
         
         
         
         
         
         
         
         
         
         
         
         
 

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13 aprile 2009

Il muro, le mur, di Simone Bitton

Divisioni

recensione di Viviana Dinelli

   
  COPYRIGHT ©
   
 

Mur, Le
Muro, Il
Simone Bitton, 2004
Scénario: Documentaire
Image: Jacques Bouquin
Son: Jean-Claude Brisson
Musique: Gilad Atzmon & The Orient House Ensemble, Rabih Abu-Khalil
Montage: Catherine Poitevin-Meyer, Jean-Michel Perez
1h39 / 35mm / 1.85 / couleur / dolby SR
2004 / France
en arabe et hébreu sous-titré en français
 

L'ultimo lavoro cinematografico di Simone Bitton Mur ha ottenuto il premio come miglior film alla 40º Mostra Internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro e il Grand Prix del Festival International du Documentaire de Marseille. La regista nata in Marocco ma vissuta tra Francia e Israele, ha realizzato un interessante documentario sulla recente costruzione in cemento che ha contribuito a separare, fisicamente e mentalmente, la popolazione palestinese e israeliana.

Il rumore assordante di potenti trapani e di ruspe invisibili, accompagna il lento sollevarsi di enormi divisori in cemento che hanno ormai separato uomini, donne e bambini: sembrano non capire quello che si verifica intorno a loro e la macchina da presa si sofferma sugli sguardi che fissano l’obiettivo, sulle piccole mani che giocano con la terra impastata d’acqua.

Interi villaggi sono rimasti isolati e ne risulta compromessa la semplice possibilità di coltivare la terra (in particolare per produrre olio), raggiungere i terreni, spesso già distrutti dalle potenti ruspe israeliane. Il 30 Giugno 2004 la Corte dell’Aja ha pubblicamente condannato la costruzione del “muro israeliano” fortemente voluto dal premier Sharon e dal suo Governo.

L’opinione pubblica tace ancora una volta, tutto sembra scivolare nei fiumi d’inchiostro della carta stampata internazionale. I principali Governi internazionali finanziano la costruzione del “muro israeliano-palestinese”, fornendo materiale, denaro e armi per costruire regimi di terrore e di controllo su popolazioni emarginate e su individui che per ragioni esterne, non possono crescere in un clima culturale adeguato. Ultimamente assistiamo anche al processo inverso, in particolare sulla fornitura di armi: l’America non riesce più a rifornire completamente i propri eserciti sparsi per il mondo e visto l’alto tasso di indebitamento del Pentagono, leggiamo (in miseri articoli di fondo giornale) di come Israele (e non solo) rifornisca gli Stati Uniti di armi da guerra.

L’azione mi sembra paritaria, soprattutto per il risultato: cemento/armi per potere e controllo. Quello che maggiormente preoccupa è come questa simbiosi di potere sembra aver allargato enormemente le proprie radici: i “comuni” cittadini del mondo non riescono più a trovare gli strumenti adeguati per sovvertire certi poteri che appaiono insormontabili.

E se veramente questo potere fosse entrato in una spirale troppo difficile da spezzare? Quali rimedi e quanto tempo ci vorrà per interrompere questa estenuante corsa alla supremazia assoluta? La storia mondiale ha già vissuto la costruzione e l’abbattimento improvviso di muri che hanno creato divisioni tra gruppi diversi per troppo tempo. Assistiamo ancora una volta allo scorrere lento di immagini che ci presentano una realtà già vissuta troppe volte, ma che storicamente non sembra avere fine.

Il documentario accompagna al primo calare della sera, i tentativi di alcune donne o uomini che cercano di superare il muro per tornare, almeno per qualche ora, a una vita normale. Con estrema difficoltà, sono stati aperti dei piccoli varchi nella barriera di cemento: colpiscono, inoltre, le numerose scritte che già riempiono le pareti ancora fresche. Non riusciamo a capirne il significato, ma l’insistenza della macchina da presa ne suggerisce l’importanza.

Il documentario è accompagnato da una lunga intervista al Ministro della difesa del Governo israeliano, che commenta l’importanza della realizzazione del muro: l’investimento monetario per la costruzione di una delle più imponenti fortificazioni contemporanee è stato uno dei più cospicui nella storia di Israele.

L’unico aspetto positivo che ho potuto riscontrare nelle immagini delle famiglie palestinesi che sono ormai rinchiuse nel loro stesso territorio, è la semplicità con cui, inesorabilmente, continuano le proprie tradizioni e la propria quotidianità: esprimono attaccamento alle proprie radici e capacità di vivere in situazioni di estremo dolore.

La costruzione del muro ha aumentato la paura e lo smarrimento nelle parole e negli sguardi degli abitanti palestinesi ed israeliani; una voce riesco ancora a ricordarla: “quando la gente avrà perso ogni speranza, resterà in silenzio, io ancora spero e dunque combatto…”



[24.11.04]

   
 
 

tratto da: Jura Gentium Cinema

http://www.jgcinema.org/index/index.php?cat=home

Link articolo: http://www.jgcinema.org/pages/view.php?cat=recensioni&id=12&id_film=8&id_dossier=0 

 

Tutti i testi e le traduzioni di Jura Gentium Cinema, salvo diversa indicazione, sono Copyleft. Se ne consente la riproduzione parziale o totale e la loro diffusione anche telematica, purché non a scopi commerciali e a condizione che questa dicitura sia riprodotta.

   

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