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E' degna di nota la rapidità - circa 24 ore -
con cui in Italia si è costituito il "fronte del radon", cioè
il partito dei sostenitori di Giampaolo Giuliani, il tecnico
che avrebbe previsto il terremoto in Abruzzo con un nuovo
metodo ancora non ammesso nei protocolli ufficiali. Di radon e
sismologia non so nulla, ma ho qualche nozione dei processi di
validazione scientifica, e trovo abbastanza grottesca la
sicumera di chi ha subito sposato la causa di Giuliani.
Non parlo qui di altri tecnici con solidi
background e informati della questione. Parlo di coloro che,
da una base di perfetta ignoranza come la mia, si dicono certi
che Giuliani sia un nuovo Galileo, vittima del conformismo e
del fariseismo degli ambienti scientifici ufficiali.
La questione è degna di rilievo. Dobbiamo
rifiutare una visione mandarina della scienza per cui solo gli
adepti professionalmente autorizzati hanno il diritto di
esprimere un'opinione e di influenzare decisioni che hanno
portata capitale per tutta la società. Ma dobbiamo anche
esigere che i cittadini si elevino al livello di complessità
di questi problemi e riflettano per quanto possibile con la
mente sgombra da pregiudizi.
Il pregiudizio complottista è chiaramente
presente nel partito pro-Giuliani. Il pregiudizio, per
definizione, è una conclusione preconfezionata che viene
adottata senza compiere il ciclo completo della valutazione
critica. I pregiudizi non sono di per sé negativi, perché non
possiamo procedere ogni volta ad un'analisi esauriente del
problema da affrontare, pena l'inazione. Ma il pregiudizio è
negativo quando non vi è nessuna necessità di affrettare la
conclusione e la posta in gioco è molto alta. Soprattutto il
pregiudizio è negativo quando è la proiezione di altre
preoccupazioni estranee alla questione da dibattere.
Ho parlato di pregiudizio complottista perché
di fronte al rapido costituirsi del "fronte del radon" mi sono
chiesto quanti dei novelli zelatori del metodo Giuliani hanno
anche sposato con entusiasmo, nel tempo, le sciocchezze
sull'"Inside job" dell'11 settembre, i vaniloqui della
medicina alternativa, i primitivismi economici del
signoraggio, la campagna contro i vaccini, le insensatezze su
tumori e AIDS. Un passo più in là e si arriva al Priorato di
Sion, alla stirpe del drago, e all'eredità messianica.
Non è un caso che la massoneria stia
acquisendo, per contrasto, un nuovo prestigio onniesplicativo.
Essa presenta il vantaggio di essere un'entità reale - davvero
coinvolta nei meccanismi del potere - e al tempo stesso di
partire da premesse teoriche misticheggianti che colpiscono la
fantasia di molti. Soprattutto di chi non ha letto abbastanza
libri di storia da sapere che il complotto, nella storia
umana, ha avuto un ruolo relativamente trascurabile.
Nel caso del "fronte del radon" non è in gioco
tanto il complotto, secondo la definizione classica, quanto
una visione esageratamente pessimistica del ruolo che svolgono
importanti strutture tecniche e sociali, come quelle preposte
al monitoraggio dei fenomeni sismici e alla gestione delle
emergenze. Dato il carattere ampiamente gratuito di questo
pessimismo, mi chiedo se questa variante di complottismo non
sia l'eredità di qualche corrente di pensiero tardo-antico,
come la Gnosi o il manichedismo, abituata a vedere nella
materia il momento della caduta e della corruzione. In una
maniera così completa e inesorabile da far apparire la
condanna come la forma usuale del giudizio.
Il sapere gnostico - o comunque vogliamo
definire le sue sopravvivenze nella modernità - non è solo un
sapere della decadenza, espressione cioè di una civiltà che ha
perso o crede di aver perso la sua energia creatrice e si
volge dunque su se stessa. E' anche un sapere premoderno,
sostanzialmente antiempirista anche quando pretende di
adottare un linguaggio scientifico.
In ciò genera un'insoddisfazione sterile verso
lo stato presente delle cose, e non fornisce appigli per
cambiarlo. Il vero cambiamento si basa su una visione
minuziosa del sistema, sull'individuazione delle sue varianti
critiche, e sulla capacità di radunare sufficiente massa
critica per agire su di esse in maniera da promuovere
un'evoluzione - e non un collasso - dell'intero sistema. I
moderni gnostici preferiscono il pregiudizio complottista,
come abbiamo visto, e affidano le prospettive del cambiamento
a una palingenesi prodotta dalla ripetizione del verbo
profetico. Quando un numero sufficiente di coscienze saranno
rinnovate il cambiamento verrà da sé.
E' vero che le religioni sono nate proprio in
questo modo, ma le religioni in genere, proprio per la loro
tendenza ad allearsi col trono, non sono portatrici di
autentici progetti politici. E in ogni caso è bene essere
consapevoli del carattere premoderno e antiscientifico di
questa visione.
martedì, 07 aprile 2009 |